Cose che mi infastidiscono (in ordine sparso).

Lavarmi i capelli in estate: o meglio, asciugarli in estate, quando c’è molto caldo e stare al sole a testa in giù è fuori discussione, e allora bisogna usare il phon, con il corollario di condizionatore spento e capigliatura gonfia e bagno di sudore inevitabile. L’estate, in generale: l’afa soffocante, il mal di testa da disidratazione, Ife che scappa alla fontana per sfuggire al sole costringendomi a cercare lui e i cani in un surplus di angoscia e confusione e voce stridula e mani scivolose che cercano di afferrare il guinzaglio di Canepiccolo; e poi la gente in infradito di gomma in città, l’asfalto bollente, l’edicola che fa orario continuato ma chiude alle cinque del pomeriggio e dopo pranzo già non ha più giornali. Le ferie scaglionate, non trovare una risma di carta dal cartolaio perché i depositi sono chiusi, andare al lavoro senza Presta e Dose e Max Paiella.

Non riuscire a guidare coi sandali, né a cucinare un uovo in camicia, per quanti tutorial possa aver studiato in rete. Rigirarmi nel letto fino a spiegazzare le lenzuola. Sentirmi sottrarre un compito che mi spettava. Il cellulare che non ha campo quando sono a Portella della Ginestra per lavoro e vorrei comunicare al mondo la mia esistenza in vita senza peraltro riuscirci; dover chiedere ad altri di farmi mandare un messaggio, per poi scoprire che non era solo il mio telefonino, ad essere isolato dal resto della galassia.

Non essere in grado di farmi capire. L’abitudine di ordinare le patatine fritte prima della pizza, anche se so che non mi godrò nessuno dei due piatti. Non essere in grado di decidere se il gelato al caffè e quello alla nocciola stiano bene insieme, finendo per optare per uno scontato cono cioccolato-e-panna. Non essere in grado di decidere cosa è bene e cosa non lo è per la mia vita.

L’indifferenza. I turisti che fotografano Ife e i suoi cani senza chiedergli il permesso. Non avere neanche una foto con Ife: magari con Canepiccolo in braccio, e Mosca che digrigna i denti sullo sfondo. La frutta di cattiva qualità al supermercato. Non trovare un avocado in giro da molti mesi. Stare sviluppando una dipendenza nei confronti del Mc chicken. La pallanuoto, il rugby, la retorica associata agli sport di squadra. Il gossip pilotato sulla vita di Federica Pellegrini. La gente tatuata che considera i propri scarabocchi-sulle-spalle un interessante argomento di conversazione.

Le imposizioni. I parassiti delle rose. Chi non fa bene il proprio lavoro. La coda alle casse del supermercato, quando ho in mano solo una bottiglia di tè freddo e un pacchetto di crackers alla paprika. Chi non si assume le sue responsabilità.

In mezzo alle cose che mi infastidiscono, ce ne sono altre che mi scaldano il cuore: quel suo sorriso speciale, vedere in concerto una leggenda che salta sul palco senza fatica, gli auguri di buone ferie, la voglia di condividere e cambiare e crescere; e anche un bel giallo come L’unico figlio di Anne Holt: pieno di ritmo, intelligente, con bei personaggi e un finale esplosivo.

 

2 thoughts on “Cose che mi infastidiscono (in ordine sparso).

  1. non sopporti nemmeno me…in infradito di gomma in città?
    comunque no sandali alla guida…piedi nudi!

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