Cose che mi fanno stare bene.

La colata al cioccolato del gelato di Mc Donald’s: plasticosa, sintetica, appiccicosa e irrinunciabile; la salsa, impossibile da riprodurre in casa, che cola dal Mc Chicken. La macchia di latte nel decaffeinato che prendo al bar alle undici, con le colleghe. Un buon mouse, ergonomico e rigorosamente col filo, e un buon mouse-pad, per preservare la mia scorta di pazienza quotidiana.

Quel sorriso speciale che mi scalda il cuore; la sua voce che ride nel mio orecchio, la mattina.

I barattolini di spezie allineati in cucina, e l’odore rotondo e maestoso della maggiorana secca. Un buon tè, caldo e forte e appena zuccherato, almeno tre volte al giorno. I cornetti integrali al miele che si trovano solo in alcuni bar. Conoscere qualcuno che cita a memoria Lessico famigliare.

Sentire che stai bene. Fare progetti insieme. Essere chiamata cocorita.

I libri Sellerio: che hanno la forma perfetta per stare nella tasca della vestaglia o per essere stretti in mano mentre leggo a letto, sdraiata su un fianco. Trovare qualcuno, su Facebook, che discute di romanzi senza nominare Stoner. Una lode inaspettata e sincera dal capo, una confidenza da una collega, un’amica che non sorride da un po’ ma che si sforza di farlo, per farmi vedere che sta bene.

Sognare Ife che mi dice Grazie tante, arrotando la erre come ha sempre fatto, e che mi viene incontro dopo essersi lisciato i capelli con le mani, come al solito.

I giorni di gennaio in cui c’è quella luce speciale che sembra quasi marzo, quasi primavera. Nadal che vince tre set a zero. I gialli non-scontati, non-lenti, non-banali, non-truculenti. Rileggere un vecchio libro e trovarci dentro tutto quello che ricordavo, e qualcosa in più. Il mio seme di avocado che ancora non germina, ma forse un giorno lo farà. Il mio splendido bonsai.

Avere finalmente notizie di Mosca e Canepiccolo, e sapere che stanno bene, dopotutto.

Le repliche di E.R. che non ricordo a memoria. Addormentarmi davanti alla tv mentre il dottor Green salva un paziente dopo l’altro. Preparare dei buon calamari imbottiti, ripieni dei loro tentacoli, di pangrattato e olive verdi e capperi ed estratto di pomodoro e dragoncello e timo e peperoncino e maggiorana e succo di limone. Ricevere i complimenti per una torta semplice e banale, ma cucinata per far piacere al padrone di casa.

Camminare tenendoci per mano, sentirmi protetta.

Il senso di completezza che provo la domenica sera, quando penso di essere riuscita a fare tutto quello che avevo in programma per il weekend. Stare finalmente finendo Assassino senza volto di Henning Mankell, giallo niente affatto nelle mie corde che mi ero ripromessa di far fuori prima possibile, più di un mese fa. Tre nuovi libri per le mani: La costola di Adamo di Antonio Manzini, Curarsi con i libri di Ella Berthoud e Susan Elderkin, I detective selvaggi di Roberto Bolaño.

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