Cose che hanno stancato (sui social) | versione estesa.

Per lavoro e per diletto, trascorro moltissime ore ogni giorno sui social network: e, dato che sono logorroica e non so fare foto non-sfocate e sono tendenzialmente abitudinaria e old style, il mio terreno di coltura preferito è Facebook. Frequento gruppi brulicanti di gente simpatica, che condivide episodi divertenti della propria vita o consiglia libri o ride della propria goffaggine in cucina; ammiro e studio pagine ben curate, con contenuti scelti e scritti con attenzione, belle immagini, grafica coordinata con precisione e buon gusto. Mi piace Facebook, mi diverte, mi permette di essere partecipe della vita di amici che vivono lontano, di scoprire nuove canzoni, di scambiare opinioni con persone che non avrei modo di conoscere dal vivo. Mi piace, moltissimo. Ma.

Ma, se c’è una cosa che non sopporto, sono le persone che parlano per slogan, che usano sempre le stesse stereotipate espressioni, che commentano con frasi fatte: e su Facebook ce ne sono a valanga; sono quelle che si fanno i selfie con la duck face, o che commentano con Meriti la 104 per significare Hai fatto una cosa sciocca. Quelle, per intenderci, che in spiaggia si fotografano i piedi. Di seguito, una carrellata di tutti i comportamenti, ormai endemici sui social, che hanno universalmente stancato.

Chi scrive Mi sale il crimine, anche nella versione Mi sale il nazismo.

Chi commenta una foto con un momento qualsiasi della sua giornata scrivendo Qui è quando faccio questa cosa.

Chi sottolinea ironicamente la propria incapacità in cucina con Carlo Cracco levate proprio.

Chi, contento della sua giornata (o mattina, o colazione, o serata), scrive Le giornate (o mattine, o colazioni, o serate), quelle belle.

Le foto di bambini piccoli con la didascalia Cinque mesi di amore puro.

Le foto di bambini piccoli in cui il viso è coperto da uno smile.

Le foto di bambini piccoli di cui si vede solo la nuca, o un calzino, o la maglietta con la scritta I love mum and dad.

Le foto di bambini piccoli con la maglia del Palermo Calcio.

Chi annuncia la nascita di un figlio con la foto della manina del virgulto che stringe il dito del genitore, o della culla dell’ospedale con primo piano del cartoncino con il nome del piccolo o del polso del neonato (o della puerpera) con braccialetto identificativo.

Quelli che scrivono Adoro o Manchi per intendere Lo adoro o Mi manchi.

Le foto di donne gravide con le mani del marito giustapposte sul pancione a fare un cuore, o con il compagno che poggia l’orecchio sulla pancia, o con il figlio grande che dà un bacio alla pancia.

Le persone che annunciano la propria gravidanza con foto di spilla da balia con, all’interno, una spilla da balia più piccola.

Le foto di scarpe: che siano calzate o meno, con particolare menzione per le foto di serie di scarpe a significare l’intera famiglia.

Chi sottolinea la straordinarietà di un evento con l’espressione (Cose xy) straordinarie e dove trovarle.

Chi commenta con le frasi Severo ma giusto e Bene ma non benissimo.

La foto di un qualsiasi momento della giornata con la didascalia (Qualsiasi cosa) time.

Chi mette la H alla fine delle parole, tipo Divah o Mortah.

Gli scatti con marito e figlio piccolo e la scritta I miei uomini, o con moglie e figlia piccola e la scritta Le mie principesse.

Chi chiede di intervenire in un gruppo scrivendo In anonimo per favore e chiosando con Niente critiche plis.

Quelli (soprattutto donne, va detto) che sulle pagine dedicate alla cucina commentano la foto di un piatto chiedendo Posso non mettere il peperoncino? o Posso farlo con la marmellata al posto della crema di nocciole? col tono preoccupato di chi teme una reprimenda.

Quelli che, nei gruppi in cui si recensiscono locali mangerecci, commentano A casa mia si mangia meglio o Nel locale di mio cuGGino con la stessa cifra mangiano tre persone.

Le foto di libri squadernati su cosce nude in spiaggia.

Le foto al mare che riprendono l’ombrellone visto da sotto e un angolo di cielo azzurro.

Le foto di piatti succulenti o di mare caraibico e il commento Questi sì che sono sacrifici.

Chi piange la morte di un personaggio famoso scrivendo Addio, Tizio (e chiamandolo per nome, alla maniera di vecchi commilitoni).

Sui gruppi di lettori, chi chiede un consiglio dicendo Mi consigliate un bel libro.

Sui gruppi di lettori, chi commenta un libro scrivendo Bello.

Sui gruppi di libri, chi vuole regalare un libro a un amico che non legge.

Quelli che usano gli hashtag su Facebook.

Chi conclude una storia con Sipario.

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