Call me!

Stelluccia, hai sentito di questo nuovo virus?, mi ha chiesto ieri Mohamed al telefono: perché lui vive in un universo parallelo in cui i cani parlano e siamo tutti spiati da sconosciuti che si spacciano per passanti con la borsa della spesa ma sono in realtà subdoli appartenenti ad oscuri servizi segreti stranieri che vogliono metterci sotto controllo i telefoni, ma riesce anche ad essere attento e preciso e aderente alla realtà, per cui sa sempre se il Palermo ha vinto, se il sindaco è andato all’inaugurazione del nuovo parcogiochi a Bonagia, se la Sharapova si è ritirata dallo sport professionistico o se c’è una nuova epidemia che sta gettando mezza Italia nel panico. Allora, hai sentito di questo nuovo virus?, mi ha chiesto, senza sapere di stare toccando un nervo scoperto. Certo, che l’ho sentito, Moha!, ho gridato – non solo per isteria, ma anche perché è piuttosto sordo; l’ho sentito, e sono anche piuttosto preoccupata, ho confessato.

Puoi stare tranquilla, mi ha rassicurata lui, che è bravissimo quando si tratta di prendersi cura di qualcuno, e appena vede un momento di debolezza entra immediatamente in modalità da accudimento. Non aver paura, mi ha detto: basta che non abbracci o baci nessuno, e soprattutto che non ti fai toccare i capelli. I capelli?, gli ho chiesto, pensando di non aver sentito bene, perché come sempre il vento, i camion di passaggio, la sigaretta tra le labbra, al telefono con Mohamed non si capisce mai molto; i capelli?, ho ripetuto: e lui mi ha confermato che sì, si riferiva proprio ai capelli; e io li tengo sempre legati, i capelli, e non me li tocca mai nessuno, anzi, quasi nessuno li vede, e ci sono persone che conosco da anni che non sanno neanche quanto sono lunghi, e davvero non capisco da dove gli sia venuta in mente questa bizzarra strategia di profilassi, ma tant’è: mi atterrò al metodo scientifico made in Iran di Moha. Giù le mani dai miei capelli, please.

Abbiamo cambiato argomento e, dopo molti minuti di chiacchiere, in cui abbiamo parlato di gatti, di cellulari malfunzionanti, del tipo che ha un furgone di panini e che staziona vicino alla tenda, dello stigghiolaro all’angolo e del colore del mare all’alba, ho comunicato a Mohamed che per ora ci vedremo meno: e lui ha brontolato moltissimo, si è lagnato del mio lavoro, ha provato a blandirmi, a dirmi che doveva farmi vedere misteriosissime cose di cui non poteva parlare al telefono, a spaventarmi dicendo che non gli bastano i soldi per le pile della torcia, e se non me le porti resto al buio; poi gli ho spiegato che non posso andarci perché mia madre è molto immunodepressa, e io sono più nevrotica del solito, e di andare in un posto dove nessuno si lava le mani dal 1998 per ora non me la sento. Lui ha capito e si è ritirato in buon ordine, augurandomi ogni bene per tutta la famiglia. Abbiamo iniziato quindi la lenta procedura di congedo, quella in cui io di solito gli dico che ora devo davvero andare e lui invece vuole raccontarmi per forza del viaggio in Pakistan che ha fatto nel 1973 con tre amici e suo fratello minore. Questa volta sono stata io a prendere tempo; sono preoccupata per te, Moha, gli ho detto: perché tu non hai la possibilità di lavarti assiduamente le mani, e poi accanto alla tenda passano sempre persone sconosciute e poco raccomandabili che frugano tra le tue cose, e c’è freddo e umidità e la prossima settimana piove, e quindi attenzione, ti raccomando, l’amunchina, il sapone, oddio ti servirebbe anche uno shampo, hai del disinfettante? E poi non parlare con nessuno, non baciare nessuno, non stare vicino a nessuno, gli ho detto sempre più angosciata, mentre lui cercava di sovrastrami dicendo che no, non abbraccerà né bacerà nessuno, tanto lui vuole stare solo con i suoi gatti e gli altri farebbero meglio a girare al largo. Soprattutto, gli ho detto per concludere, non abbracciare per nessun motivo Consuelo: che è una nostra amica, molto affettuosa e assidua e protettiva, che in settimana dovrebbe andarlo a trovare; non abbracciarla, eh!, gli ho detto: guarda che lei ha avuto da poco la febbre. Ma che c’entra, lei ha avuto la febbre, ma non per il virus: l’ha avuta perché è vecchia!, mi ha comunicato lui con fare trionfale, e ha messo giù il telefono.

Io ho preferito far finta di niente, ho detto ciao ciao e stop: ma spero che non gli venga in mente di dire questa frase a Consuelo (che, per la cronaca, è anche più giovane di lui).

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