Autunno.

Il vento molto forte.

Il rumore che fa il vento molto forte, e che ci impedisce di dormire.

Mohamed che rimane asserragliato nella sua tenda, nonostante il vento, e biascica al telefono che no, lui non sente affatto freddo, va tutto bene.

Nando che ha paura del vento e ulula sconsolato.

Il freddo.

Il piumone.

Il plaid di pile ripiegato su un angolo del divano.

Infilarsi sotto il plaid, la sera, per vedere un film, e poi non riuscire più a venirne fuori e minacciare di rimanere a dormire sul divano.

Scrivere ad Alessia per lamentarsi del freddo.

Indossare giubbotto e scarpe pesanti e sciarpetta prima di uscire di casa; il berretto di lana ancora no, ma solo per inusitato senso del ridicolo.

I negozi con gli addobbi natalizi.

L’ansia dei regali.

Non comprare ancora i regali perché prima del sette dicembre non li compro mai, per tradizione e superstizione.

La gente che si lamenta perché odia il Natale.

Io che mi lamento perché mi esasperano le persone che odiano il Natale.

L’invito a pranzo di mia zia per l’otto dicembre e mia madre che già va in panico perché non sa cosa portare.

Io che litigo con mia madre che vuole portare ventisette diverse pietanze, di cui otto a base di aragosta.

Le bancarelle con i pupetti del presepe.

Andare a vedere le bancarelle e scoprire che ho già tutti i pupetti del presepe esistenti al mondo, compreso un incongruo cocomeraio e un tipo che vende pannocchie di granturco e un canguro col cucciolo nel marsupio.

La tisana in ufficio, perché fa troppo freddo per scendere per il caffè.

Scendere comunque per il caffè, anche se fa troppo freddo.

Posteggiare molto lontano tornando a casa.

Posteggiare molto lontano, andando in ufficio, e attraversare piazza Magione sotto la pioggia lamentandomi perché ho lasciato l’ombrello in macchina.

Le fiere natalizie, i libri in uscita per Natale, la festa di Natale della casa editrice da organizzare.

Arrivare tardi a lavoro perché col freddo non riesco ad alzarmi.

Capo che alle mie rimostranze solleva un sopracciglio e dice che arrivo tardi anche in estate, anche se non è vero.

Leggere col kindle sotto le coperte per non gelarmi la mano che regge il libro, per fortuna esiste la retroilluminazione.

Il pigiama pesante, la vestaglia di pile, le pantofole con tripla imbottitura.

Le pomelie che perdono le foglie.

Mangiare lenticchie a cena.

La gente che mi chiedi come mai ho le mani così fredde e come mia sudo molto anche se sento freddo.

Soffiare ogni pochi minuti sulle mani per cercare di riscaldarle.

La stufa sotto la scrivania, in ufficio.

Stare in piedi accanto al termosifone acceso.

Il pandoro pucciato nel latte a colazione.

Mangiare dolci dopo cena giustificandomi con la scusa che col freddo ho bisogno di più calorie.

La pizza a domicilio e lasciare doppia mancia al ragazzo delle consegne che è intirizzito e ha le scarpe bagnate.

Cominciare a pensare a dove prendere le arancine per Santa Lucia.

Voglio l’estate.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *