Una topolina grigia nella nostra vita.

Per Natale ho ricevuto il regalo che più desideravo in assoluto: una meravigliosa criceta di nome Anastasia Steele, detta Ana, #cinquantasfumatureditopo, affettuosamente chiamata Topola. È grigia, ovviamente: una manopolina di pelo dalla pancina candida che stazza quaranta grammi a dir tanto, col nasino rosa e due robusti dentini con cui ama mozzicarci le dita. Ha tre mesi circa, Topola, e ha passato i primi venti giorni a casa nostra da reclusa, ché Ste l’aveva presa in negozio ben prima di Natale e ha pensato bene di occultarla in una stanza che mi è stata interdetta per settimane. La maggior parte delle persone che ci conoscono sapeva dell’esistenza di Ana ben prima di me: lo sapeva Mirella, lo sapeva la Fra’, lo sapevano Massi e Ale, che sono stati prontamente eletti a esperti-di-roditori di fiducia e che venivano subissati di foto e video della piccola; lo sapevano i genitori di Ste, e anche i miei, a cui lo aveva detto Stella, la ragazza che ci aiuta con le pulizie e che aveva misteriosamente comunicato a mia madre Hanno scatola piuttosto grande, e dentro c’è topo. Io avrei potuto intuire l’esistenza di un criceto sotto il nostro tetto, ma ho scelto di non sbirciare, non fare caso ai rumori, non provare a indovinare: volevo che fosse una sorpresa, e accidenti se lo è stata.

Come dovrebbe essere la regola per i criceti domestici, Ana vive in una gabbia parecchio grande e articolata: meglio, in un sistema di gabbie che abbiamo acquistato e poi collegato con appositi tubi di plastica modulari, in un pomeriggio di ansia e panico in cui Ste teneva la topolina in mano, facendosi rosicchiare i polsini del maglione e cercando di evitare di farla fuggire dietro la libreria, mentre io mi sforzavo di incastrare i cilindretti trasparenti in modo da rendere pratico e intuitivo il passaggio tra le gabbie. Di fatto, Ana ha a disposizione il corrispettivo murino di una villa hollywoodiana, da cui detesta essere tirata fuori: e dato che ha prontamente intuito che prelevarla da Gabbia 3 è scomodo e che di solito riesce a nascondersi abbastanza bene tra i trucioli che ricoprono il pavimento del cubicolo, ha imparato a lanciarsi in picchiata giù per il tubo che collega Gabbia 2 e Gabbia 3 non appena mi sente avvicinare. Quando arriva giù e mi guarda con aria trionfante, sono sicura di sentirle mormorare Tana liberi tutti, ma forse è la mia immaginazione.

Come tutti i criceti, Topola è curiosa e attenta, dorme per buona parte della giornata e corre sulle ruote – ne ha tre, più una speciale, sferica, sul tetto di Gabbia 1 – dalle 22 alle 8 del mattino; riesce a stare lontana dalla nostra vista, nascosta nella sua casetta-rifugio, anche per dieci ore di seguito, ma basta avvicinarsi con la scatola del cibo per vederla comparire, intenta a sbadigliare e stiracchiarsi. Si spaventa dei rumori forti, detesta che le si tocchi il dorso ed ha una spiccata predilezione per le arachidi, che seleziona accuratamente dalla pappa a base di semi misti che le propiniamo; non ama – e scarta regolarmente – i semi di segale, forse pensando che alla fine, per non buttarli via, li mangerò io. Per stimolare la sua abilità, abbiamo inserito nella gabbia delle scalette di legno: e Ana, che sicuramente non iscriveremo al corso avanzato di informatica, non ha ancora capito come utilizzarle, per cui si sforza di arrampicarsi sul lato della scala, perfettamente verticale e per lei piuttosto alto, invece di utilizzare il declivio. È buffa e tenera, va pazza per i pezzetti di mela, ha un pelo sofficissimo e delle zampine piccine con cui, quando vuole (ovvero molto raramente) mi sale delicatamente sulla mano. Sono letteralmente pazza di lei.

Una settimana fa ho raccontato a Mohamed della nostra criceta; è stato molto contento, ha annuito più volte e chiesto di vedere foto e video, lui ama tutti gli animali di un amore sviscerato e assoluto. Poi ci ha chiesto il nome, noi abbiamo esclamato in coro Anastasia!, e lui ha fatto una faccia perplessa e ha detto Bah. Secondo lui non è un nome tipicamente da topolina. Sarà.

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