Amicizia.

Quando ho conosciuto Ste, una lenzuolata di anni fa, proprio una delle primissime volte in cui siamo uscite insieme, mentre camminavamo per le strade del centro su un marciapiede pieno di erbacce, lei mi ha detto Sai che c’è una mia amica che è andata a Sarabanda? Stasera trasmettono la puntata in tv. Sarabanda era un programma di intrattenimento dedicato alla musica, lo facevano credo su Italia 1: ci andavano persone in grado di riconoscere brani di canzoni minori dei Cugini di campagna solo con una o due note e le domande riguardavano sempre cantanti che io non avevo mai sentito nominare; inspiegabilmente, però, lo seguivo con bovina acriticità quasi ogni sera: e ovviamente l’ho guardato anche quella sera in cui mi era stato detto che ci sarebbe stata un’amica di Ste: e quindi la mia amicizia con Mirella è iniziata in una maniera bislacca, attraverso uno schermo tv, mentre io mangiavo la mia frittata per cena e lei berciava contro Enrico Papi. Molti anni dopo, anche se adesso non va più in televisione, Mirella è ancora mia amica: e io ne sono molto felice.

In questi anni è stata una presenza costante nella mia vita; ha subìto migliaia di ore di miei malumori e rummuliamenti e lamentele su argomenti svariati, il lavoro e i genitori e Nando che non sta bene e devo perdere due chili e non mi piace questa cheesecake, e si è congelata il culo accanto a me, quando Mohamed cercava di chiamare la sua famiglia in Iran e la app che stavamo usando non prendeva bene. È stata con noi in una stanza di ospedale, con una chitarra in spalla, e a un concerto di capodanno, sotto il diluvio, con un ombrello in mano, in una straniante piazza di Ragusa. Ha raccolto migliaia di ore di confidenze ed è riuscita a non farmi sentire mai giudicata: che, con una persona paranoica come me, è impresa non da poco. È stata con noi al mare, sulla cima dell’Etna mentre nevicava e c’era una nebbia terribile, in giro per Palermo sotto il sole violento di agosto, tra le stradine di Cefalù con la sabbia nelle scarpe. Ha sopportato le mie rimostranze sulla sua lontananza, i sensi di colpa variamente instillati ogni volta che mi sentivo trascurata, i musi perché Scusa sai ma sabato devo lavorare e non scendo. Ha visto me e Ste litigare e fare pace, ci ha viste crescere, singolarmente e come coppia. C’è stata, semplicemente, sempre.

Lo scorso mese è stato parecchio faticoso. Ero in ansia – cioè, ero più in ansia del solito, perché io ho sempre un sottile filo di ansia che mi scorre silenzioso sotto pelle – perché aspettavamo una risposta, una risposta importante che avrebbe potuto cambiare le nostre vite. Quando sono in ansia divento ancora più scostante e fastidiosa: vorrei essere accudita e contenuta e pensata indefessamente, mentre io, forte del mio malocarattere ormai connaturato, rispondo a monosillabi o alzo le spalle o ripeto ossessivamente la stessa frase. In questo mese di ansia, lei c’era: da lontano, per messaggio, mi ha tenuto la mano, ha opposto ragioni scientifiche al mio pessimismo cosmico, ha compreso e sostenuto e seguito e aiutato. E ora che tutto è a posto e io sono molto felice, sempre in ansia, sia chiaro, ma felice, questo post è solo un modo per dirle grazie (e anche in bocca al lupo, perché sta iniziando un progetto molto bello e io, anche se storco il naso per tigna e perché la terrà lontana da me, le auguro che sia zeppo di allegria e soddisfazioni).

[In questo periodo difficile, insieme a Mirella che si è beccata i miei malumori anche dal vivo, Massi e Ale sono stati presenti e attenti e caldi e coccolosi come solo loro sanno fare, anche con mezza penisola italiana a separarci. E il fatto che Mirella, Ale e Massi grazie a noi si siano conosciuti e subito piaciuti è per me motivo di grande gioia, e di un pizzico di orgoglio, perché ecco, che si sappia, sono amici miei].

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