Allerta meteo?

Lo scorso fine settimana, mentre ero impegnata a spostare tutte le mie cose dal punto A al punto B senza perdere per strada i calzini, la pennetta usb o il lume della ragione, è stata diramata a Palermo la prima allerta meteo di cui abbia memoria. Le scuole e le facoltà universitarie sono rimaste chiuse, mentre uffici, negozi, ospedali e aziende hanno lavorato regolarmente, con fiero sprezzo del pericolo. Domenica mattina il sole splendeva sulla città: non c’erano stati danni né problemi e, a parte un breve acquazzone sabato mattina, non aveva neanche piovuto.

Sui social, come era prevedibile, la faccenda è stata sviscerata, commentata, sbertucciata, ripresa, sezionata, criticata. Due fazioni si opponevano: quella di chi lodava il sindaco per la sua avvedutezza, che avrebbe scongiurato un pericolo che per fortuna si era dileguato ma chi può mai dirlo, signora mia, e se poi pioveva?, e quella di chi considerava l’allerta maltempo un’inutile perdita di tempo e di risorse pubbliche. Tra annunci di ricorsi – ho dovuto tenere il bambino a casa, chi mi paga la baby-sitter? – e ringraziamenti, in parti uguali, a padre Pio e al sinnacollando, meritevoli di aver allontanato a fiato gli incombenti nuvoloni neri, ben pochi hanno notato una cosa fondamentale: quanto sia avvilente la necessità di chiudere scuole e atenei alla prima pioggia.

La prudenza è utile, e a Palermo il detto megghiu dire chi sacciu che chi sapìa è verbo, ma è ipotizzabile tenere i ragazzi chiusi nelle loro camerette a chattare ogni volta che si sente un tuono rotolare in lontananza? Perché non far slittare l’anno scolastico e mandare i bambini in classe da aprile a sttembre, allora? E, in ogni caso, quale sarebbe stato il senso di un’allerta organizzata in questo modo? Un paio di anni fa, in un giorno di pioggia torrenziale, i sottopassaggi della circonvallazione si sono allagati: succede sempre, è vero, le persone rimangono intrappolate, le idrovore sono invocate a gran voce, è molto spiacevole. Quella volta fu diverso: nerboruti uomini della protezione civile, in divisa azzurrogialla, hanno deviato le auto sulle corsie laterali, hanno parlato e rassicurato, distribuito bottigliette d’acqua, tenuto tutti lontani dai famigerati sottopassi. Questa volta, scuole chiuse e circonvallazione aperta, 118 in allarme e nessun vigile o operatore della protezione civile per le strade. Qual è stato il senso? Il sapore di slogan elettorale, di noi non dobbiamo essere da meno di Roma, era forte.

E poi, perché scuole chiuse e uffici aperti? E perché gli insegnanti sono stati a casa, mentre il personale ATA è stato comunque richiamato in servizio? Mi sembra che non abbia molto senso. Ma soprattutto, mi sembra molto triste pensare che le scuole della nostra città non siano in grado di reggere una situazione di banale maltempo, che le strade si intasino e allaghino con una pioggia, anche battente, ma non certo di rane. È ovvio, è scontato, è quasi inutile notarlo, ma, da quando sono state ripulite le caditoie, i sottopassaggi non si sono più allagati. Ci voleva davvero molto? Quanto al resto, che l’allerta meteo venga messo in atto, se ci sono seri e reali rischi per le persone: ma che venga tutelato, allora, anche chi lavora nel privato, chi ha un negozio, chi sta dietro il banco di un ufficio postale o dietro il vetro di un istituto di credito. La prof di religione è stata a casa, il fruttivendolo è rimasto tra le sue cassette di pomodori: perché?

Sto leggendo con avidità e gusto Storia della bambina perduta, il volume che chiude la serie de L’amica geniale di Elena Ferrante. Partito col botto, ha avuto una fase di stanca, ma adesso, circa a metà, è denso e pregno e interessante e coinvolgente come me lo aspettavo. Ci metterò un bel po’ a finirlo, ma so già che mi mancherà moltissimo.

2 thoughts on “Allerta meteo?

  1. Non puoi immaginare il delirio a Roma quando piove: panico, traffico bloccato, mezzi pubblici inesistenti, metro allagata. Ripulire i tombini che si tappano con due gocce d’acqua è troppa fatica, meglio bloccare la città che dovrebbe essere tra le più efficienti in Italia.
    Le domande che hai posto me le faccio anch’io, tutte le volte. Forse le risposte non riusciamo a farcele dare perché troppo scomode.
    Con solidarietà ed un sorriso un po’ amaro, ti abbraccio.

    1. eh, purtroppo lo immagino… roma è una città magnifica. a palermo è bastato pulire i tombini per risolvere molti dei problemi.
      ricambio l’abbraccio, con forza, con affetto

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