Abitudini.

Penso di essere la persona più abitudinaria e metodica sulla faccia della Terra.

Faccio la spesa ogni lunedì, costringendo Ste a scegliere il menu dell’intera settimana per comprare solo l’esatta quantità di cibo che consumeremo: e mi confondo e agito quando qualcuno ci invita a cena senza preavviso, o devo restare a pranzo in ufficio, o mia madre ci dà un gateau di patate con prosciutto e scamorza affumicata e devo posticipare il risotto o il petto di pollo che avevo previsto per quella sera.

Ogni mattina, prima di uscire bevo il caffè e inzuppo due biscotti e mezzo: non due, non tre o quattro, ma due e mezzo. Ogni mattina, appena arrivata in ufficio, mangio il mio pacchetto di insipidi crackers integrali, e a mezzogiorno, quando le campane della chiesa di San Francesco d’Assisi suonano, scendo con collegasimpatica e collegacanealpha a prendere un macchiato al vetro: e, dato che non ho mai preso altro in tutti questi anni, il barista lo sa e mette il piattino e il bicchiere d’acqua sul bancone prima che apra bocca.

Ogni mercoledì e sabato annaffio le piante, ma solo d’inverno: in primavera e in estate e in autunno le annaffio ogni giorno, prima di uscire per andare al lavoro; le annaffio sempre, anche se sono in ritardo, o se devo uscire molto presto, o se c’è una sciroccata violenta e il vento bollente asciugherà la terra prima ancora che io abbia posato l’annaffiatoio arancione sotto il lavello della cucina.

Ogni mattina, in macchina, ascolto musica: e la ascolto quasi solo in quel momento, la mattina mentre guido, e poi la sera mentre pulisco la cucina. Nel resto della giornata non la ascolto quasi mai.

Ogni giorno, prima di alzarmi dal letto, controllo lo smartphone: scorro le email, le chat di whatsapp, le notifiche su Facebook. Un tempo, mandavo un messaggio di buongiorno alla Mate: e da due mesi non lo mando più, e questo mi dà un senso di incompiuto, di strappo, di mancanza. Adesso, invece, scrivo alla responsabile del dormitorio dove passa la notte Mohamed, per chiedere se ha dormito bene, se si è svegliato di buon umore, se è già andato via, con la borsa della spesa che contiene tutte le sue cose su una spalla, il telefonino in tasca, una cicca spenta tra le labbra e il suo broncio perenne.

Ogni sera, prima di andare a letto, verifico di aver chiuso la porta di casa: e, anche se controllo ogni sera, spesso Ste mi chiede se l’ho chiusa, e allora mi viene il dubbio di non averlo fatto, e quindi mi alzo e vado a controllare di nuovo.

Ogni sabato mangio la pizza: ed è sempre una margherita, e la prendo sempre da Peco’s, e Ste prende sempre una romana, e un po’ ci rimango male quando vado a pagare e mi chiedono cosa desidero, perché chiedo una margherita e una romana e una bottiglietta di cocacola da parecchi mesi, ogni sabato.

Ogni domenica ci alziamo tardi, e io metto la sveglia presto per poter leggere a letto: e poi andiamo a fare una passeggiata in centro e mangiamo un panino fuori, e io prendo sempre un panino con la bresaola. Solo una volta, molti anni fa, amicastorica mi ha detto di non prendere il solito panino con la bresaola, e ne ho preso uno con gorgonzola e prosciutto crudo, e ancora adesso me ne pento.

Ogni volta che andiamo al cinema, posteggio la macchina nella stradina adiacente, e poi all’intervallo prendo un Magnum bianco: ed è l’unica volta in cui mangio il gelato, ché di solito non lo prendo mai.

Ogni volta che andiamo a prendere qualcosa dopo cena, prendo un tè verde al gelsomino: e, anche se so che poi dormirò male, bevo tutto il tè che c’è nella teiera, e ne vorrei ancora.

Ogni notte, prima di addormentarmi, leggo un po’: anche se è capodanno e sono le tre passate e sto cascando dal sonno, leggo almeno due righe, altrimenti so che non mi addormenterò.

Ogni mattina, quando mi sveglio, mi sento molto stanca, e insieme molto felice: perché Ste è lì, e il suo respiro regolare è dolce e tiepido, e io ancora non mi capacito che sia tutto vero.

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