La regola aurea hollywoodiana che Bruce Lee scoprì negli anni Sessanta è sempre stata attiva: un cinese non può essere protagonista di un film. (Già se è sino-americano se ne può discutere, ma se nato addirittura in Asia se lo può proprio scordare!) Se già era ridicola e razzista all’epoca, figuriamoci quanto lo è oggi – quando i cinesi sono gli unici al mondo ad avere ancora dei soldi! Ma Hollywood va per la sua strada e ha le sue regole.
Bruce Lee provò a vincerle e non ci riuscì; Jackie Chan ci provò due volte negli anni Ottanta e alla fine riuscì a sconfiggere il gigante negli anni Novanta: con “Terremoto nel Bronx” riuscì a conquistare gli USA. Mentre continuava a girare ottimi film in patria, Chan voleva assolutamente sfruttare questo successo ottenuto per fare quello che nessun attore di Hong Kong era mai riuscito a fare: girare un film da protagonista prodotto esclusivamente dagli Stati Uniti. Insomma, un viaggetto in serie A.
La regola aurea, però, è inflessibile: puoi essere tutti i Jackie Chan che vuoi, puoi essere Muhammad “ti-spacco-il-culo” Bruce Lee (come dicono in The Snatch) ma un film in solitaria te lo scordi!
Qualche produttore di buona memoria, però, ebbe l’idea giusta. Mentre negli anni Ottanta Jackie cercava di sfondare negli USA dimostrando che non era il “coglione cin-cio-lìn” che gli americani (ed europei) sono convinti che ogni cinese sia, aveva fatto un film: “The Protector”. Già all’epoca, per distribuirlo negli USA, fu tassativo l’inserimento del ridicolo co-protagonista: Danny Ajello (bravissimo attore, peraltro). Il motivo della sua inutile presenza era ovvio: un cinese non può essere protagonista… a meno che non si accompagni con un’altra minoranza, in questo caso un italoamericano.
Idea: e se ricicliamo quel film e lo chiamiamo “Rush Hour” (1998)?…
“Due mine vaganti” (orripilante titolo italiano) non è il remake del film dell’85, ma comunque lo scopiazza alla grade, sebbene migliorandolo. Chan è sempre un poliziotto fra due Paesi che fa capriole in ogni dove e combatte nel più puro Chan-style. Il suo compagno è un beota e il cattivo è cattivo, combattimento finale, due sganassoni e fine film. In realtà, la trama è identica a qualsiasi altro film del genere…
Di sicuro lo sfavillante ed ottimamente diretto “Rush Hour” è mille molte superiore al grezzo, rozzo e spesso zoppicante “The Protector”, ma il succo è quello: per il primo film tutto occidentale di Chan-Super-Star, ci si aspettava un pochino di più.
Però quel produttore dalla memoria lunga si è fatto questa domanda: possiamo, alle soglie del 2000, tirare ancora in ballo lo stereotipo dell’italoamericano tutto pizza e mammà? Aspetta, aspetta, ma l’altra sera in televisione ho visto “Scuola di polizia III: tutto da rifare” (1986). C’è quell’attore di colore che fa tutti quei versi e versacci, Michael Winslow, che a un certo punto si unisce a Brian Tochi – quello della Rivincia dei Nerds, quell’attore di Los Angeles che una volta è giapponese, una volta cinese, una volta coreano, ma che comunque ha innegabilmente gli occhi a mandorla – e i due cominciano a lottare spalla a spalla in una ridicola imitazione di kung fu. Eureka: un cinese e un nero che combattono il crimine!
La scena citata di “Scuola di polizia” la ritrovate inserita nel finale di “Rush Hour”…
Giusto per curiosità, la scena della sauna di “The Protector” è ripresa nel secondo Rush Hour, “Colpo grosso al Drago Rosso”: riusciranno ’st’americani a inventare una qualsiasi cosa al cinema? Ovviamente no: meglio copiare, che si va sul sicuro…
Con quest’ultima nota polemica, vi lascio con un po’ di trailer:
The Protector (versione per il mercato asiatico): http://www.youtube.com/watch?v=dmjPa9YCr-Y
Rush Hour: http://www.youtube.com/watch?v=jPULDr0cn6A


I tre “Rush hour” nonostante la presenza di Jackie sono sempre stato incerto se vederli o no. Anche perchè l’idea di sopportarmi quella faccia da schiaffi di Chris Rock(ma quanto parla !?!) mi ha sempre fatto desistere…
Chris Tucker , non Chris Rock ! Mi sono confuso…
Guarda, al di là di tutto sono tre film divertenti da vedere. Nel secondo c’è pure Zhang Yiyi che è sempre un bel vedere.
Se ti capita, quindi, te li consiglio
Pensa che il primo lo vidi al cinema…
Ora che ci penso, sempre in materia di ruberie , ma un pezzo di Bad boys 2 non ricalcava l’inizio di Police story di Jackie Chan ?
Dici la scena della baraccopoli smantellata da una grossa auto? Penso proprio di sì
Hollywood e Hong Kong si copiano da sempre, ma curiosamente poi si dimenticano di aver copiato e si ricopiano.
“Police Story” fu un film esplosivo perché portava nella Hong Kong contemporanea temi e atmosfere dei film di Hollywood, cioè si ispirava agli americani per fare cose cinesi; è piaciuto talmente tanto che poi gli americani ci si sono ispirati, sebbene fosse roba loro! E’ come il cinema giapponese contemporaneo che si rifà al western italiano, nato dal cinema giapponese!
Tutti si copiano, da sempre, ma poi si dimenticano di averlo fatto
Mi viene una battuta detta nel film “Swingers” : è così che funziona Hollywood , tutti copiano tutti !