QV su Figli di Tenebra, di Marco Davide

Figli di Tenebra1 – Riassumi in due righe (al massimo) il contenuto del tuo romanzo.

FdT è il terzo volume della ‘Trilogia di Lothar Basler’, ovvero l’epilogo di una saga fantasy dalle atmosfere gotiche che proprio qui assume spesso i connotati dell’autentico horror.

2 – Descrivi il personaggio di questo romanzo per te più importante.

Tra i diversi personaggi del romanzo, due in particolare possono essere considerati come veri e propri protagonisti: Lothar e Mutio. Il primo è l’antieroe costretto dal Destino a intraprendere il cammino di vendetta che costituisce il tema principale dell’intera saga. Sue sono le memorie dolorose rievocate lungo la strada, fardello di un passato tragico, suo è il compito di bilanciare i piatti di un avvenire funestato dalla reincarnazione dell’abominevole Re Demonio. Mutio rappresenta invece il punto di vista dell’uomo comune su uno scenario che, da arduo, si tramuta passo dopo passo in un vero incubo. Egli non è dotato delle facoltà arcane del Figlio del Potere, né possiede alcun manufatto prodigioso. Eppure accompagna Lothar a dispetto delle difficoltà e delle debolezze, aiutandolo strenuamente a preservare l’ultima fiammella di luce fin nelle tenebre dell’abisso.

3 – Quale legame c’è tra questa storia e l’attualità italiana?

Più che l’attualità storica, la storia incarna, attraverso i suoi protagonisti, i temi universali del sentire umano. Nei miei romanzi, i personaggi rivestono sempre un ruolo fondamentale. A loro affido il compito di rendere realistica la narrazione – persino nei passaggi dove il tasso fantastico è più spiccato – e di veicolare le innumerevoli sfumature dello spirito umano. Amore e odio, coraggio e paura, lealtà e tradimento. La luce e l’ombra, e soprattutto l’ampia gamma di gradazioni che si può identificare nel mezzo. In questo considero le mie storie sempre attuali, a prescindere dall’ambientazione e dalle vicende che le caratterizzano.

4 – Qual è l’atteggiamento migliore che il lettore può assumere prima di cominciarne la lettura?

Lasciarsi trasportare e suggestionare, come si conviene a un buon fantasy. Esaltarsi e indignarsi, provare gioia e tristezza, commozione e ribrezzo. Predisporsi a salire sul palcoscenico che ho allestito al fianco degli attori che ho ‘scritturato’, insomma. Suscitare emozione è lo scopo primario di ciascun romanzo. E’ ciò che cerco da lettore e che, da scrittore, auspico sempre di ottenere.

5 – In riferimento al romanzo nella sua complessità, in cosa ti riconosci e in cosa, invece, non ti riconosci?

Ricollegandomi alla riposta precedente, l’umanità di Mutio è uno dei temi in cui ci si personifica più facilmente. Non solo la sua, certo, ma la sua in particolare per il ruolo che svolge nella storia. E’ un riscontro che ricevo di frequente da parte dei lettori. Ecco, nella fattispecie l’autore non fa eccezione: d’altro canto ripeto spesso di considerarmi il primo lettore dei miei romanzi. In generale, mi riconosco in una parte della varietà di emozioni, di vizi e virtù, raccontate nei capitoli. Per complemento, non mi riconosco in alcune estremizzazioni e distorsioni di quelle stesse emozioni. FdT racconta una storia epica nel senso più esteso del termine, ricca di picchi e di abissi, e di precipizi tra gli uni e gli altri. Molte situazioni finiscono col tendere i sentimenti allo spasimo, i personaggi sono spinti spesso ad agire in condizioni drammatiche di solito lontane dal vivere quotidiano. Lo stesso Lothar è un protagonista logoro ed esautorato, tragicamente aggrappato alla propria umanità malgrado gli eventi che ne hanno devastato l’animo e la psiche. Ma ogni romanzo – banale persino affermarlo – in ultima analisi parla del suo autore: sia attraverso i passaggi più esplicitamente ‘autobiografici’, sia per paradosso attraverso quelli che raccontano ciò da cui egli si sente intimamente distante.

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