L’età dei lupi di Maria Silvia Avanzato

di Marilù Oliva

Abbiamo intervistato Maria Silvia Avanzato sul suo ultimo libro, “L’età dei lupi (Voras)”, la storia (anche autobiografica) di una ragazza della Bologna bene costretta dai genitori a frequentare un istituto privato gestito da suore: Lupo, ovvero Anita, una ragazzina un po’ diversa dalle altre. Insieme all’inseparabile amica Nana, attraversa le età dell’infanzia fino a sentirsi catapultata in un’adolescenza nella quale non si riconosce e che tuttavia brama, fatta di Spice Girls e discoteche affollate, di ragazzini brufolosi, di amori più o meno ricambiati e di minacciosi vasi di giacinti blu. In tutto questo, deve vedersela con le suore del Santa Eccetera Eccetera, con una nonna non proprio tradizionale, con una madre che vuole sfondare a Hollywood, con un patrigno che si arrabatta per conquistare la fiducia delle tre donne.
Un insolito e vivace romanzo di formazione tutto al femminile, dove non mancano interessanti spunti di riflessione.

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Intervista a Patrizia Mintz

(a cura di Marilù Oliva)

Patrizia Mintz ha alle spalle un curriculum di tutto rispetto. Dopo tre anni di giornalismo investigativo negli Stati Uniti, durante i quali ha spaziato dalla carta stampata alla radio, attualmente collabora con la Rai. Vive a Roma con il marito e i suoi due cani meticci, Rebecca e Mafalda.  Il suo primo libro, “Io sono il mare – Cronaca della morte annunciata di Derek Rocco Barnabei” (Alsaba, 2001), era dedicato alla pena di morte negli Stati Uniti. Con “Il custode degli arcani” (Piemme), il suo secondo thriller, prosegue le indagini dell’indimenticabile protagonista di “Veritas”, il vicequestore Arlia. Proprio a proposito de “Il custode degli arcani” si è prestata a rispondere alle mie domande.

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Intervista a Carmelo Pecora

di Marilù Oliva

Carmelo Pecora torna a raccontare drammi e misteri italiani attraverso storie di vita vissuta, che commuovono e coinvolgono i lettori di ogni età.
Questa volta scrive di Ustica. Un angelo appare una notte a un ragazzo, e gli racconta la vera storia di Antonino “Nino” Greco, giovane poliziotto morto sul DC9 dell’Itavia Bologna-Palermo che precipitò il 27 giugno 1980

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Il bacio del demone, di Barbara Baraldi

Le lezioni stanno per ricominciare e a Scarlett la cosa non dispiace. Potrà riabbracciare le amiche e mettere fine alle vacanze, che per lei sono state caratterizzate dalla mancanza: Mikael, il suo ragazzo, se n’è dovuto andare per adempiere al proprio compito di Guardiano e ristabilire l’equilibrio tra il mondo degli umani e quello dei Demoni. Durante la festa di fine estate, una ragazza viene trovata morta nella propria tenda, inspiegabilmente vittima di un annegamento. Un Demone antico e potente sembra essersi risvegliato dalle acque e, senza Mikael ad aiutarla, Scarlett può contare solo su Vincent, il Mezzo Demone della Vendetta per cui lei sente attrazione e avversione allo stesso tempo. Ma può davvero fidarsi di lui? E a quale prezzo? Quando Mikael torna, Scarlett gli deve più di una spiegazione, e mentre lui combatte contro il Demone per proteggere gli umani, lei deve lottare per salvare il suo amore.

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“Torre di controllo” di Giuseppe Foderaro

“Torre di controllo” (Sangel Edizioni) è il primo, avvincente romanzo di Giuseppe Foderaro.

L’autore è nato a Catanzaro nel 1973. Dopo aver vissuto a Roma, nel 2003 si è trasferito a Milano. Già musicista, la sua attività creativa è legata alla frequentazione degli ambienti underground londinesi e newyorchesi. Tra le altre cose, ha scritto racconti per Thriller Magazine, Sherlock Magazine, Sugarpulp, Borderfiction, Progetto Babele, KULT Underground, e per la guida “Giallo e Noir” di SuperEva.it. Il suo sito web è:

www.giuseppefoderaro.com

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Velina o calciatore, altro che scrittore! di Gordiano Lupi

“Velina o calciatore, altro che scrittore!” di Gordiano Lupi (Historica Edizioni, 2010) è una disamina sul mondo editoriale italiano, un’analisi dei meccanismi bel oliati da una legge di mercato spesso senza scrupoli. Se è vero che “fare lo scrittore e l’editore in un paese come questo ci vuole fantasia”, l’autore può parlare con cognizione di causa nella duplice veste, appunto, di scrittore e direttore delle Edizioni Il Foglio, una di quelle piccole realtà editoriali che sopravvive come un Davide tra i tanti Golia: «E allora apriamo ipermercati del libro a più non posso per vendere best-seller e noi piccoli rifugiamoci nelle riserve indiane, su internet, nelle fiere della microeditoria. Tanto siamo una razza in estinzione. Non dureremo molto…».
Con uno stile scorrevole intriso di ironia, piacevolmente ravvivato da qualche contaminazione del parlato toscano e da interessanti incursioni nella sua storia professionale, questo autore di Piombino si scaglia contro alcune logiche consumistiche, tra le quali, per esempio, il fenomeno dei libri-panettone. E lo fa elargendo però anche buoni consigli: «E allora per Natale astenetevi dagli scrittori panettone e compratevi un libro targato Adelphi o Guanda, ché magari cascate bene. Cercatevi un classico. Comprate un libro edito da un piccolo editore sconosciuto che ancora cerca la qualità».
Lupi non risparmia nomi di scrittori, case editrici, riviste letterarie, addetti ai lavori. Attenzione: questo approfondimento non è stigmatizzato solo in negativo: accanto alle crepe del sistema-editoria, vengono anche individuati libri validi, direttori di collana che osano e non si piegano alle mode, riviste letterarie interessanti e scrittori onesti. Ma, di fianco a questi ultimi, nuovo esempio, l’altra faccia della medaglia, incarnata in questo caso dagli scrittori che non si dovrebbero pubblicare:
«Basta parlare di grandi editori e di personaggi televisivi travestiti da scrittori, ché i mali dell’Italia letteraria mica sono soltanto questi. No davvero. Ci sono i presunti scrittori, grafomani che credono al valore terapeutico della letteratura e vorrebbero ammorbarci con le loro cazzate. Ve li raccomando. Autori che meritano editori a pagamento, ché se uno deve pubblicare una stronzata è giusto che ci guadagni dei soldi, se no cosa la pubblica a fare. Autori che cerco di evitare come la peste, ma si sa che le malattie infettive ti contagiano pure se non vuoi e di tanto in tanto si fa vivo qualche esaltato per posta elettronica. Scrittori di provincia che si credono nuovi Proust, loro non sono sboccati come me, no davvero, loro scrivono lunghe lamentazioni sul passato, divagano sul senso della vita, si sentono veri poeti, pure se sono poveri dementi. Da non pubblicare, pena lunghissime mail di scrittori insoddisfatti per non aver venduto un milione di copie, di grafomani impazziti che non si spiegano come mai il mondo intero non legga il loro libro. Ecco, questi autori vanno indirizzati a editori a pagamento, nella speranza che li spennino bene, ché certa gente merita soltanto questo.
Un’altra razza di autori, invece, sono le teste di cazzo irriconoscenti, gente che tu piccolo editore di provincia li hai pubblicati, portati al premio Strega, c’hai fatto notte per distribuire il libro e dopo loro pubblicano con Bompiani e ti vanno in culo alla grande. Non ti citano neppure. Ti tolgono i diritti dal libro, lo ripubblicano e tu non esisti, non sei mai esistito nella loro vita, ché rappresenti una macchia troppo grande. Magari dopo sono pure così ipocriti da mandarti il libro edito da Bompiani con dedica, ma parlare di te, dire che li hai scoperti, no, troppo disagio. E allora capita che prendi il loro libro edito da Bompiani e dopo aver cacato alla grande ti ci pulisci il culo, pagina dopo pagina, ché la carta di Bompiani è uso mano, fanno trentamila copie, c’hanno i reimanders che smerciano l’invendibile. Ce ne saranno ancora di scrittori così, teste di cazzo assolute, che voi editori microscopici di provincia non dovete pubblicare».
Certo, si può leggere questo libro scorrevole e non trovarsi d’accordo su tutti i punti – come è accaduto alla sottoscritta. Ma si deve ammettere l’onestà dell’autore, e il suo voler esaminare, capire, criticare (nel senso alto del termine) non è – checché lui ne dica – indice di rassegnazione. Perché sembra invece che, sotto sotto, in un recesso lontano del suo cuore, Gordiano Lupi ci creda ancora a un mondo (editoriale, ma non solo) migliore.

di Marilù Oliva

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La bambina delle rune

“Dicono che, se ti svegli di colpo rabbrividendo, la morte  ti sia passata accanto. Io mi destai con un brivido il giorno del solstizio d’estate. E, sebbene non potessi in alcun modo prevedere il male che si sarebbe abbattuto su di noi, fu come se ne avessi avvertito il gelo…”

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Morto due volte

Sembra davvero morto due volte, come recita il titolo, il signor Antonio Samsa. Il commissario Bordelli, durante una delle sue passeggiate tra i cimiteri, scopre una tomba con un nome già visto in un’altra lapide: stesso estinto, stessa data di nascita, diversa data di decesso. Il commissario Bordelli continua a pensare al mistero, si decide a cominciare un’indagine che lo porta ai parenti stretti del defunto Samsa, e non solo a loro. Attraverso le testimonianze e il fiuto del protagonista, si sgroviglierà alla fine l’arcano e lo scioglimento reggerà su uno degli elementi basici che muovono e distruggono i destini umani: gli interessi personali oltre la dignità umana.

“Morto due volte” (Guanda) è una graphic novel eccellente realizzata a quattro mani. Le tavole sono di Werther Dell’Edera, barese classe 1975, impostosi in Italia disegnando storie come John Doe e Garrett: Ucciderò ancora Billy The Kid e collaborando con alcune delle principali case editrici di fumetti americane, come Marvel e DC Comics. I disegni – tutti in bianco e nero – sono agili e dinamici ma Dell’Edera è maestro nel cogliere una situazione, un dettaglio, uno stato d’animo e, pur concentrandosi sulla figura umana in tutte le sue angolazioni, non disdegna gli ambienti e gli scorci di paesaggio. La corposità è data dalle ombre distribuite senza sfumature, con un tocco a volte quasi pennellistico.

I testi sono di Marco Vichi, fiorentino classe 1957, autore di racconti, testi teatrali e romanzi, tra cui quelli della fortunata serie del commissario Bordelli qui proposto. Tra i suoi romanzi dedicati a Bordelli cito “Morte a Firenze” (sempre edito da Guanda), che in questo 2010 ha stravinto in diverse tenzoni letterarie classificandosi al primo posto al premio Camaiore Letteratura Gialla e al Premio Azzeccagarbugli.

La sceneggiatura di Vichi non fa acqua: sintetica, precisa, l’autore ha condensato nelle didascalie eterodiegetiche e nei dialoghi le pagine intense dei suoi romanzi. E poi c’è il periplo nella storia, quella grande, quella novecentesca con la S maiuscola, una storia che Vichi ha già dimostrato di saper trasmettere narrativamente, con risultati grandiosi. Qui esplode in tutto il suo dramma, dalle persecuzioni fasciste agli ebrei, fino alla tragedia dei lager nazisti e fino alla questione della banalità del male sottintesa tra le righe e tra gli eventi. Ma la Storia è solo il frammento che si riverbera in un’opera ambientata anni dopo, dove l’attenzione è tutta concentrata sulla vicenda umana, ricostruita, passo dopo passo, dall’indefesso Bordelli, certo delle sue debolezze ma anche del suo codice morale. Sempre pronto a constatare le sue amarezze, perché grande conoscitore dei suoi simili:

«E alla fine gli italiani avrebbero comunque dimenticato. Come sempre.»

Pag.112

Euro 17

Guanda Editore

Isbn: 9788860887801

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Itinerari noir

Partiamo dalla rassegna romana di cui Alessandra Buccheri ci ha già parlato (http://www.thrillermagazine.it/notizie/10282/). Immaginiamo che un evento come questo implichi un impegno notevole: qual è la spinta?
La spinta è data dalla passione, la stessa passione per cui rimango sveglio la notte a preparare i topic per il sito dei corpi freddi, la stessa passione che divido con un gruppo amici fraterni quali quelli della redazione, la stessa passione che ti fa dimenticare la fatica postuma ad un ciclo di presentazioni di due mesi. Insomma la passione è al centro di tutto ciò che faccio e che ho fatto nella mia vita. Mia moglie mi rimprovera sempre che quando mi fisso per una cosa, la riduco sempre ad una passione morbosa. La letteratura è una delle poche passioni “legali” che mi permette di scoprirmi, ma durante l’ adolescenza ed anche in età matura, diciamo che le mie passioni hanno sempre comportato una sorta di doppia vita. Di giorno lavoratore e la sera mi trasformavo in tremendo appassionato di… meglio non svelare troppe cose è troppo rischioso :D

Cosa c’è di importante in una presentazione, nel rapporto diretto autore/pubblico?
Parlo dapprima delle presentazioni a cui assisto da spettatore… Adoro conoscere chi c’è dietro ai libri, adoro sentire le risposte a domande sceme tipo “che libro stai leggendo adesso” o “che ne pensi di…”. Questo fa parte un pò della cultura italica, ovvero il cercare di entrare nell’ intimità di una persona estranea per cercare di carpirne i cazzvoli suoi. Siamo molto voyeuristici in tutto questo. Poi c’è il lato “professionale” ovvero il cercar di capire come un libro, nasce e cresce nella mente del proprio autore. In entrambi i casi la curiosità è alla base. E’ anche vero che molte presentazioni oramai sono un pò troppo accademiche mentre vi assicuro che in questo ciclo ci sarà davvero di cui divertirsi. Con Alessandra Buccheri faremo un pò il poliziotto buono e il poliziotto cattivo con domande stronze al punto giusto e intermezzi che… vabbè chi verrà vedrà :P

Ti emozioni come realtore?
Mi emoziono? Se vuoi ti racconto quel che faccio mezz’ora prima che il tutto inizi. Mi metto in disparte da tutto. Non voglio sentir parlare nessuno vicino a me, tremo come uno scemo e fumo tantissimo (mi raccomando non fumate che fa male! rischiate di diventare come me!!). Riesco a sciogliermi solo in corso d’ opera, i primi 2 minuti sono sempre molto imbarazzanti ma riesco a venirne fuori solo facendolo spiritoso. Storica oramai la presentazione di Carrino dove sia io che la Buccheri, ci siamo messi a singhiozzare dopo aver letto un brano di Pozzoromolo :D

Tu sei il direttore del blog corpifreddi, sei un grande lettore e un affezionato di anobi. Hai cioè una discreta esperienza sui libri. In che direzione va oggi la scrittura noir/thriller in Italia?
Oggi si parla e si straparla davvero tanto di che fine farà un genere letterario o se sia giusto continuare a riempire pagine di libri di clichè. Ti dico la verità, spesso nella vita, me ne sono fottuto di domande come queste, ma non perchè non voglia prendere posizioni rispetto l’ argomento, ma solo perchè, per adesso, mi ritengo un lettore e quindi come tale compro una valanga di libri al mese, forse anche troppi e la direzione di un genere letterario, la lascio scegliere a voi scrittori se poi la vostra scelta non sarà da me condivisa, non vi leggerò più e leggerò altro. Quindi secondo me dovreste farvi meno pippe mentali ed ognuno di voi dovrebbe cercar di scrivere di emozioni e cercando in ogni modo di essere più appetibile possibile al lettore altrimenti la gente fa presto a scordarsi di voi e voi tornerete a fare il lavoro noioso di un tempo.

Dicci qualcosa di te che ancora non sappiamo
Ho fatto da poco la prova dell’ intolleranza alimentare e mi hanno vietato per due mesi: carne suina e derivati, nutella, zucchero, caffè, coca cola e alcool (!!!!). Mi nutro di mattonelle e sughero in questo periodo. Tornando un minimo seri invece, vorrei usare il mezzo per un messaggio alla mia fantastica moglie: “Ti amo da morire e ho una voglia fottuta di avere un bambino”

Riportaci tre citazioni da tre libri che ti sono piaciuti
“In ogni delitto si produce uno scambio…… tra criminale e vittima, o tra criminale e luogo del delitto. Può essere estremamente difficile da trovare, ma quel legame esiste.” Il filo che brucia – Jeffery Deaver

“Uccidere non è cristiano…” “Giustiziare sì però. Hai mai letto San Tommaso D’Aquino? Lui aveva inserito la vendetta tra le virtù. invece che tra i peccati” “E lo hanno fatto Santo?” “Certo. Per San Tommaso la vendetta è la naturale reazione dell’ uomo di fronte al Male, perché l’ uomo ha insito in sé l’ istinto alla correzione e alla punizione a fin di bene…” Mano Nera – Alberto Custerlina

“Se non mangio tutto poi arrivano i Cariolanti..” I Cariolanti – Sacha Naspini

Salutaci con un invito alla rassegna
Chi verrà, potrà dire “io c’ero!”

Salutaci da Corpofreddo
Polvere siete e polvere tornerete, ma mentre aspettate, leggete!

E per concludere…

Questo il calendario del ciclo di incontri letterari all’insegna del giallo, del nero, del mistero e del thriller. Si terranno a  partire dal 9 Ottobre 2010 presso la Libreria Rinascita Ostiense (via Prospero Alpino, 48 — Roma), ogni sabato dalle 18.30 alle 20.00:

09 OttobreMarilù Oliva presenta ¡Tú la pagarás! (Elliot Ed. 2010)

16 OttobreTecla Dozio presenta Eugenio Tornaghi con Il debito dell’ingegnere e dibattito sull’ Editoria Italiana (Todaro Edizioni)

23 OttobreMaurizio de Giovanni presenta Il giorno dei morti (Fandango 2010)

30 OttobreLuigi Bernardi e Antonio Paolacci presentano Fuoco sui miei passi e Accelerazione di gravità + Dibattito Letterario (Senza Patria Edizioni)

06 NovembreCristina Zagaria presenta Malanova (Sperling & Kupfer 2010)

13 NovembreEnrico Pandiani presenta Troppo Piombo (Instar Libri 2010)

20 NovembreAlberto Custerlina presenta Mano Nera (Baldini Castoldi Dalai 2010)

27 NovembreElisabetta Bucciarelli presenta Ti voglio credere (Kowalski Ed. 2010)

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La scuola è di tutti. Ripensarla, costruirla, difenderla.

“La scuola è di tutti. Ripensarla, costruirla, difenderla” (minimum fax, 2010): finalmente un bel libro che racconta come stanno davvero le cose nella scuola italiana. Un libro onesto, serio, scientifico, corredato di tabelle, dati, statistiche, fonti, che rivendica fin dal titolo un aspetto fondamentale della scuola, quello democratico. Aspetto che pare, ad oggi, minato ab imo.

Girolamo De Michele, insegnante, esperto di filosofia e pedagogia, affronta i pregiudizi sulla scuola, ne chiarisce le origini e gli intenti di chi li diffonde, li smantella con rigore di logica e buon senso ma soprattutto con un ricco apparato documentativo. Con inappuntabile metodo scientifico fa venire al pettine nodi reali ma ne scioglie di fittizi, soffia via dagli occhi il fumo che un sistema conservatore continua a rigettarci addosso. I temi affrontati concorrono a dare un quadro di completezza perché toccano tutti i risvolti del complesso-scuola, anche quelli apparentemente minoritari come l’insegnamento di religione:

«E diventa scandalo, in una scuola non fascista o antifascista, introdurre un contenuto dogmatico: perché la scuola non deve inculcare valori, ma favorire la crescita consapevole e autonoma di strumenti cognitivi che consentano a ogni libera mente di tracciare la propria scala di valori e credenze, all’interno di un quadro di norme generali che coincide con la Costituzione. Pretendere di insegnare un valore presentandolo come il valore, una religione pretendendo che sia la religione, è, nel senso evangelico del termine, scandalo. Ed è uno scandalo potenzialmente fascista. Così come sono potenzialmente fasciste le parole del ministro che ha affermato [in occasione dell’apertura dell’anno scolastico 2009/10, Roma, 25 settembre 2009]: «Perché avvenga l’integrazione [degli stranieri] è indispensabile insegnare la nostra lingua, la nostra cultura, la nostra religione e la nostra storia»: perché è dalla caduta del fascismo che l’Italia non ha una religione di Stato».

Dalla questione del sovrannumero di insegnanti e bidelli (inculcato e diffuso demagogicamente dal governo e da molti dei mezzi di comunicazione mediatica), a quella del bullismo, della (finta) emergenza scuola e dei programmi inadeguati, dallo scandalo delle SSIS a quello dei finanziamenti alle scuole private:

«La Regione Lombardia, governata da 15 anni da Roberto Formigoni, assegna alle scuole private, nelle quali studia il 9% della popolazione studentesca lombarda, l’80% dei fondi regionali per il diritto allo studio, cioè circa 50 milioni di euro all’anno, ricorrendo, come denuncia il Rapporto sul buono scuola 2009, a un vero e proprio trucco contabile».

La volontà di fare a pezzi la scuola pubblica è un passo importante di un più vasto progetto che risponde a un preciso piano di controllo sulla libertà e sull’autonomia di pensiero: l’ignoranza rende le persone più malleabili. Come procede questa demolizione? Attraverso un linguaggio impreciso, infido, attraverso manovre scorrette e nocive, spesso contrarie ai dettami costituzionali, attraverso dati opportunamente mutilati e appoggiati da giornalisti mentitori o allocchi.

“La scuola è di tutti. Ripensarla, costruirla, difenderla” si può definire un’analisi critica alla situazione odierna del sistema scolastico. Contro i luoghi comuni, contro le ovvietà. Gli intenti, credo, sono diversi, ma per raggiungerli De Michele punta innanzitutto sulla consapevolezza. Ripensare la scuola tale quale essa è. Costruirla e difenderla dai continui attacchi, tenendo ben presente che la sua funzione all’interno della nostra società non può prescindere dall’essenza democratica: la scuola ci appartiene, anche se non  siamo più studenti, anche se non siamo insegnanti. Perché è da lì che arriveranno i futuri cittadini.

Un’opera importante e preziosa per tutti. Indispensabile per i tanti che, come la sottoscritta, hanno studiato – in preparazione agli esami di pedagogia e didattica della SSIS – libri obsoleti, inadeguati, sovente poco chiari. Libri – guarda caso – spesso scritti dagli stessi professori che li propinavano, e divenuti testi di studio non perché fossero realmente utili, ma solo per aumentarne le vendite.

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